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Il Settecento

Il Settecento fu ancora più prolifico. I vescovi che si succedettero durante tutto il secolo diedero avvio alla costruzione ed al restauro di numerosi edifici sacri, adeguandoli allo stile barocco. L’arrivo degli Asburgo Lorena costituì un elemento di sviluppo anche urbanistico ed architettonico.

In questo secolo il vescovo Francesco Poggi ampliò il seminario e vi fece dipingere i medaglioni tuttora visibili con le scritte in latino e le massime, i lavori terminarono nel 1705. Fondò, nel 1717, la confraternita di Misericordia e, in seguito, lo Spedale degli infermi. Fece costruire la chiesa del SS.Crocifisso che fu terminata nel 1719, adempiendo ad un antico voto fatto dai sanminiatesi durante la pestilenza del 1631, di trovare un luogo degno dove deporre un crocifisso ligneo medievale. Il progetto della chiesa, a croce greca fu redatto dall’architetto Antonio Ferri, molto attivo in quel periodo a San Miniato. All’interno, la chiesa fu abbellita con affreschi del pittore Anton Domenico Bamberini.
Il Settecento fu anche il secolo di Giovan Battista Landeschi, parroco della chiesa di S.Angelo a Montorzo che ideò un nuovo metodo di recupero e coltivazione dei terreni in collina ed “inventò” i terrazzamenti.

Pietro Leopoldo fece di San Miniato la sede di un vicariato maggiore, ne valorizzò le istituzioni e ne riformò gli enti.
La fine del settecento fu molto problematico per la città. L’arrivo dei francesi in Italia e le idee propagandate dalla rivoluzione francese trovarono proseliti in città. Nel 1799 molte vestigia medievali che ricordavano le antiche famiglie (stemmi, statue, ecc.) furono distrutte dai giacobini sanminiatesi. Furono eretti gli alberi della libertà, furono reintitolate le piazze e le stade cittadine, furono confiscati beni ai nobili. Il movimento ebbe vita breve ma coinvolse strati sociali importanti tra cui nobili appartenenti alle più facoltose famiglie, come i Gucci.

La permeabilità alle idee rivoluzionarie fu anche dovuta al fatto che la famiglia di Napoleone Buonaparte aveva origini sanminiatesi. Ancor prima del 1799, cioè nel 1796, Napoleone, durante la campagna d’Italia aveva fatto visita allo zio Filippo, rettore della chiesa di Santa Lucia a Calenzano e ultimo rappresentante della famiglia a San Miniato. Ciò influnzò l’immaginario collettivo di molti che, affascinati dall’eroe, furo presto coinvolti nelle sue imprese. Il movimento giacobino a San Miniato fu da una parte un movimento di élite ma coinvolse a tal punto i soggetti aderenti che alcuni di loro emigrarono per un periodo in Francia ed ebbero incarichi di alòto livello sia politico che militare nella Francia repubblicana, a cominciare da Michele Buonfanti.

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