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Il Medioevo

Dopo la caduta dell’impero romano si hanno tracce di nuovi insediamenti a San Miniato con l’arrivo dei Longobardi, che fecero costruire in “Loco Quarto” una chiesetta dedicata a San Miniato (forse identificabile ove sorge adesso la chiesa San Francesco, e l’oratorio fu donato si dice a San Francesco nel 1211, da qui la nascita del convento)
San Miniato fu fortificata sempre dai Longobardi ed in questo periodo vi erano quasi sicuramente due insediamenti uno nei pressi della collina della rocca e uno nella zona poi denominata Faognana (si tratta della zona ora individuabile con le vie Gucciardini e Battisti, in città).
La località dove sorgeva San Miniato, lontana come era da ogni pericolo di scorribande, divenne sempre più potente.
L’unica grande rivale che aveva nel territorio limitrofo era San Genesio.

San Genesio era un borgo sicuramente di origine etrusca. Vicino alla confluenza di importanti arterie viarie sia di terra (tra le quali la via Francigena) che d’acqua, aveva conosciuto un forte sviluppo, fino a divenire importate centro commerciale e politico. In questo luogo si tennero diete, incontri, trattati, sia tra le autorità politiche, amministrative ma anche tra le autorità ecclesiastiche. San Genesio fu sempre sotto l’influenza lucchese.
Ma San Miniato grazie all’alleanza con gli imperatori germanici riuscì a prevalere su San Genesio e lo distrusse ben 3 volte. Nel 1217 Federico II concesse in perpetuo il borgo di San Genesio a San Miniato. I sanminiatesi deviarono anche la Francigena per non farla passare lì vicino. L’imperatore concesse anche il controllo doganale delle strade.
I recenti scavi archeologici a San Genesio hanno portato alla luce importantissimi reperti. Il villaggio era molto esteso, vi erano anche sistemi di difesa come un fossato. Nell’insediamento sono stati trovati resti di varie epoche, a dimostrazione di come il luogo fosse importante.

Prima della distruzione, il borgo era sede di una delle più grandi chiese, fino ad oggi trovata, dell’alto Medioevo.
L’ascesa di San Miniato si ebbe grazie all’alleanza con gli imperatori germanici che elevarono la città a sede dell’amministrazione imperiale (sede per la riscossione dei tributi).
Tra l’inizio e la fine del 1000 si era così sviluppato da comprendere oltre all’incastellatura superiore (mura castellane del primo insediamento), il palazzo imperiale ed un palazzo del comune, le abitazioni dei potenti, un castrum, cioè delle abitazioni fuori le mura dove vivevano gli artigiani i commercianti e i poveri, oltre molti edifici sacri.

I rapporti tra l’impero e San Miniato non furono però sempre buoni e San Miniato cercò sempre di sfruttare al massimo le alleanze con l’uno o l’altro per i propri interessi cambiando spesso partito.
Anche all’interno della città vi erano due fazioni: una filo-imperiale  (ghibellini) e una che parteggiava per un’alleanza con Firenze (guelfi). Per tutto il XII secolo e in parte nel XIII prevalse la fazione filo-imperiale. Ma vi furono lotte interne molto forti, tanto che addirittura un rappresentante imperiale, sospettando un tradimento, fece incendiare il borgo di Castelvecchio (vecchia incastellatura). All’inizio del ‘200 Federico II fortificò San Miniato. In quel periodo San Miniato controllava un vastissimo territorio e poteva contare sull’alleanza di numerosi castelli.

Ma i sanminiatesi, nella loro continua ricerca di vantaggi attraverso alleanze, cominciarono ad avvicinarsi sempre di più a Firenze ed una parte delle famiglie sanminiatesi si schierò apertamente con la città gigliata. Così nel 1240 Federico II, per punire i ribelli, distrusse le case torri dei signori locali e revocò i diritti su San Genesio.
Nel 1248 i sanminiatesi distrussero definitivamente il borgo, anche contro il volere dell’imperatore, lasciando in piedi solo la chiesa.
Successivamente al 1240 il partito filo-fiorentino cominciò a divenire sempre più forte, anche perché all’interno della società sanminiatese cominciò a prevalere quella popolazione che si era arricchita con i commerci che si schierò contro le famiglie di origini “nobili”.
Tra il 1200 e 1260 San Miniato era protetto da tre fortilizi. Quello de Le Colline, di Poggighisi e di San Martino o Faognana. Su tutto predominava il “quartiere” di Castelvecchio dove vi era la cinta muraria (molto più estesa di quella Longobarda).

Questa situazione urbanistica porterà successivamente alla divisione di San Miniato nei cosiddetti Terzieri.
In questo periodo assistiamo ad un grande sviluppo edilizio: sorgono non solo molti edifici sacri (chiese e conventi) ma anche molti ospedali (spedale de Le Colline, spedale della Croce, spedale di San Martino, ecc.). Ciò denota che San Miniato era molto frequentato.
Emancipatosi dal dominio imperiale San Miniato divenne libero comune e si diede i propri Statuti (il più antico statuto trovato è del 1337, ma ve ne erano di precedenti che furono bruciati dopo una rivolta delle famiglie nobili sanminiatesi che si volevano appropriare del potere nel 1309).
San Miniato, da libero comune, si organizzò con una divisione in Terzieri (Castelvecchio,  Poggighisi, Fuor di Porta).
Ogni Terziere era diviso in contrade (erano 7) e ogni contrada aveva un gruppo di uomini armati a difesa della città. La città era unita alla campagna da una serie di vicoli corbonari (ne esistono ancora molti). San Miniato in questo periodo assume l’apetto di una città medievale fortificata.
San Miniato era un castello molto forte ma la potenza fiorentina dilagava.

Firenze era riuscita con la forza, ma anche con la diplomazia ad annientare e inglobare molti castelli nella sua area ed era sempre più impellente avere di uno sbocco sicuro verso il mare .
Dall’altro lato i castelli sottomessi a San Miniato mal digerivano il suo controllo e sapevano che se si fossero alleati con Firenze subito ne avrebbero tratto dei vantaggi .
Già dal 1330 vi furono le prime defezioni: prima Catelfranco, Fucecchio e S.Croce (1330) poi successivamente Montopoli e S.Maria a Monte (1348)
Va anche detto che in quel periodo molte furono le catastrofi naturali che colpirono queste terre, portando un indebolimento economico e politico (grandi carestie).
Superata la peste del 1348, Firenze fu pronta ad affrontare l’ultimo ostacolo che si frapponeva a Pisa (ed allo sbocco sul mare), cioè San Miniato, che era strategico per il controllo della viabilità ed imponeva gabelle al passaggio delle merci (nei pressi de La Catena vi era la dogana).

Prima della conquista militare i fiorentini provarono con la diplomazia e fecero insediare un governo filo-fiorentino ma ciò provocò una vera e propria rivolta (1367). Così Firenze dovette intervenire militarmente e furono lasciate anche delle guarnigioni di soldati anche se, sulla carta, San Miniato rimaneva ancora indipendente.
Ciò avvenne fino a quando, nel 1369, dopo l’ennesima ribellione sanminiatese, Firenze non la occupò definitivamente.
Per controllare il castello tolse a San Miniato ogni potestà sui castelli della riva sinistra dell’Arno e di molti altri castelli in Val d’Egola.
Nel 1370 San Miniato firmò la pace senza condizioni con Firenze.

Firenze impose che San Miniato non fosse più chiamato “al Tedesco” ma bensì “Fiorentino”. Insediò un vicario che aveva poteri sia militari che civili, vennero tolti tutti i privilegi a San Miniato, i capi della rivolta furono uccisi e i loro beni confiscati. San Miniato fu inserito negli estimi della comunità fiorentina e i sanminiatesi devettero pagare le tasse a Firenze. Dalla conquista fiorentina vi è il lento ma graduale decadimento di San Miniato. Sparirono le antiche famiglie (Mangiadori, Ciccioni, Malpini sempre in rivalità tra loro). Emersero nuove famiglie che si erano arricchite grazie alla loro vicinanza a Firenze e per i commerci che iniziarono con questa città  come i Roffia, i Morali, gli Ansaldi, ecc.

Ma soprattutto in questo periodo si ebbe la lenta ma inesorabile “occupazione” di famiglie fiorentine. Queste famiglie, data la grande svalutazione delle terre, acquistarono dalle famiglie sanminiatesi grandi appezzamenti di terreni. Questi acquisti e questa “occupazione” faranno si che la nostra organizzazione agraria cambi radicalmente.
Le famiglie fiorentine concepirono i nuovi acquisti come qualcosa che doveva produrre denaro. Costruirono fattorie, divideranno le terre in poderi, pian piano i poderi verranno assegnati “a livello” a  famiglie coloniche.

I beni prodotti nelle terre andranno a Firenze ad alimentare la famiglia signorile ed i mercati fiorentini.
Quando Firenze iniziò il commercio della seta, le nostre campagne vennero piantumate di gelsi, anche lungo strade.
La storia di San Miniato diventa in parte la storia di Firenze perché l’economia graviterà in base alle esigenze fiorentine e alla domanda di quel mercato.
Ma l’arrivo delle famiglie fiorentine portò anche un’altra novità: la costruzione delle ville signorili nel nostro territorio (villa Castellonchio, villa di Collebrunacchi, La Casaccia, ecc)

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