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25 novembre, la piazza dove fu trovata morta Elisa Amato intitolata alle vittime di femminicidio

22 Novembre 2021

Installata anche una panchina rossa. Giglioli: “C’è ancora tanto da fare per combattere la violenza”
Si chiamerà piazza Vittime di femminicidio il piccolo parcheggio adiacente il campo sportivo in via Fornace vecchia a San Miniato, l’area dove, nel 2018, venne trovato il corpo di Elisa Amato, uccisa per mano dell’ex fidanzato che poi si tolse la vita. La cerimonia si svolgerà giovedì 25 novembre, alle ore 11.00, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ed è organizzata dal Comune di San Miniato in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità di San Miniato, alla presenza dei familiari della giovane, dell’amministrazione comunale di Prato, della Regione Toscana, della Diocesi di San Miniato, dei Centri antiviolenza Frida di San Miniato e La Nara di Prato, dei carabinieri del Comando di San Miniato e Prato, delle studenti e degli studenti dell’IT Cattaneo. “Questa intitolazione è frutto di un lungo percorso avviato con la Commissione che oggi possiamo realizzare grazie al nulla osta concessoci dalla Prefettura di Pisa – spiega l’assessora alle pari opportunità Elisa Montanelli -. E’ stata una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica nazionale e ha segnato profondamente la nostra comunità; per questo abbiamo deciso di intitolare questa piazza alle vittime di femminicidio e di allestire una panchina rossa intitolata alla memoria di Elisa Amato, per dire fermamente no ad ogni violenza di genere e in segno di contrasto, in particolare, ai femminicidi”.
“Questa piazza e la panchina rossa ci ricordano non solo Elisa Amato ma tutte le donne che, ogni giorno, subiscono violenza, molte di loro trovando addirittura la morte. Tutti quanti, come comunità, dobbiamo fare ancora tantissimo per combattere questa violenza che purtroppo è viva ed è nelle nostre case e nelle nostre famiglie, prima di tutto – dichiara il sindaco di San Miniato Simone Giglioli -. I familiari di Elisa sono portatori di una testimonianza importante, non solo per ricordarci quanto sia ancora tanto il lavoro da fare per combattere la cultura della violenza, ma anche per testimoniare che l’amore e l’impegno civile possono essere i veicoli attraverso i quali insegnare alle nuove generazioni”.
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