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Ho piena fiducia negli amministratori e nella politica, quella fatta di rapporti e relazioni con cittadini e aziende alle quali, un buon amministratore, non può sottrarsi: noi amministratori abbiamo il dovere di interloquire con i comparti economici e con le realtà dei territorio che governiamo, per coglierne le istanze, i suggerimenti e aiutarli in un processo di sviluppo che non può fermarsi e che, per funzionare al meglio, non può prescindere dal far dialogare la politica con l'economia. Per questo voglio chiedere pubblicamente, unendomi al coro dei miei colleghi sindaci, che siano rinominati al più presto tutti gli organi collegiali dei consorzi e delle associazioni che sono oggetto delle indagini. Il loro momentaneo immobilismo, infatti, rischia di far arenare progetti importantissimi per il Valdarno Inferiore e per tutta la regione: penso all'accordo di programma sulla depurazione delle acque, il cosiddetto tubone, e a quello per l'ampliamento di Poteco, solo per citarne due di fondamentale importanza. Si tratta di progetti che hanno bisogno di tutti questi soggetti per essere messi in campo, coralità che, adesso, non c'è, rischiando di indebolire la forza di tutto il Comprensorio. E questo non possiamo permettercelo.Â
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I nostri depuratori sono nati negli anni '70, pionieri di una filosofia che oggi ci appare così normale ma che allora era del tutto nuova e, nel corso del tempo, sono stati fatti investimenti nella tutela dell'ambiente come poche altre realtà italiane. Queste realtà si sono dimostrate, a tutti gli effetti, la soluzione migliore per poter smaltire i fanghi di risulta delle concerie. A dirlo sono gli anni di studi e di investimenti nella tecnologia e nello sviluppo che ci dimostrano quanto sia importante concretizzare quel processo di circolarità dei rifiuti che è stata, e continua ad essere, la vera svolta di tutto il settore. Se dall'indagine emergesse che qualcosa in questo meccanismo si è inceppato, è necessario che venga accertato immediatamente per poterlo eliminare e far ripartire l'intera filiera dello smaltimento, un'eccellenza che dobbiamo preservare e sulla quale si dovranno continuare a fare investimenti importanti.Â
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Arrivare ad avere un distretto come quello che abbiamo oggi, con un nome, una qualità riconosciuta a livello nazionale e oltre, un'attrattività  per le grandi firme che genera un ritorno per tutto l'indotto, significa fatica, lavoro in stretta collaborazione tra Enti pubblici, privati, sindacati, associazioni di impresa, tutte realtà che si sono mosse in sinergia per la completa tutela del settore, affinché non vi fossero infiltrazioni malavitose che, lo sappiamo bene, tendono ad essere molto attratte da tutti quegli ambiti dove si genera ricchezza. Se saranno accertate simili condotte, è la giustizia a dover intervenire e non certo la politica. Quello che invece deve fare la politica, a mio avviso, è reagire a questa situazione tutelando e promuovendo le realtà che invece lavorano bene - e sono molte -, affinché l'intera filiera produttiva non si disperda ma anzi diventi il motore della ripartenza, dopo una pandemia che non ha fatto sconti a nessuno, neanche al distretto conciario.Â